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Foligno, la frazione di Serrone sogna il ritorno del suo prezioso dipinto: ecco nuove ricerche

Pubblicato il 29 Luglio 2018 10:34 - Modificato il 5 Settembre 2023 15:49

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Un sogno chiamato “Bottega di San Giuseppe”. E’ quello che accarezzano gli abitanti di Serrone, che sperano nel ritorno del “loro” amato dipinto a più di venti anni di assenza da dove un tempo era collocato: la chiesa del paese. La tela del Seicento, di inestimabile valore, dal terremoto del 1997 si trova all’interno del museo diocesano di Foligno, ma i serronesi non hanno mai smesso di sperare in un suo ritorno. Nel frattempo, la piccola frazione montana di Foligno ha potuto conoscere nuovi studi e nuove ricerche fatte attorno al dipinto. Su di esso ci sono infatti ancora diversi punti interrogativi, che rendono la tela del “maestro di Serrone” (il nome del vero autore ancora non si conosce) ancor più affascinante. Attratta dalla bellezza della “Bottega di San Giuseppe”, una giovane studentessa di Roma, Arianna De Simone, ha incentrato la sua tesi proprio sul quadro d’ispirazione caravaggesca, approfondendone il contesto storico e chi ai tempi poteva aver commissionato o acquistato l’opera. Il suo lavoro è stato presentato agli abitanti di Serrone nel corso della “Settimana ecologica”, alla presenza del vicesindaco Rita Barbetti, del sindaco di Trevi Bernardino Sperandio e di esperti del settore. A partire dai professori universitari Bruno Toscano e Liliana Barroero, passando per lo studioso Gabriele Metelli. “Sono amareggiato – ha esordito il presidente della Pro Serrone, Massimo Capodimonti – perché questo nostro grande bene oggi non è più con noi. Speriamo che si concretizzino le condizioni affinché ‘La bottega di San Giuseppe’ possa tornare: noi siamo i discendenti di chi lo ha realizzato”. “Il quadro – ha sottolineato il vicesindaco Rita Barbetti – crea attorno a sé una curiosità ineffabile”. A moderare la mattinata di approfondimento è stata la professoressa Rita Fanelli Marini, che ha annunciato la volontà della Diocesi di Foligno di voler restituire a Serrone una copia fedele dell’opera. Per il professor Toscano però, “il quadro viene dalla comunità di Serrone e alla comunità deve tornare”. Lo stesso professore, ha inoltre ricordato il grande valore dell’opera già ai tempi in cui fu realizzata: “Non costava meno di 50 scudi, una cifra notevole – ha detto il professore emerito -. Chi lo ha pagato? – si è poi chiesto – Sicuramente quella parte abbiente della comunità che lavorava nel paese. A Serrone nei primi del Seicento c’erano dei grandi maestri che lavoravano il legno, specializzati nella realizzazione delle carrozze. Ecco spiegato perché avere un dipinto con San Giuseppe, il protettore dei falegnami”. Che il “maestro di Serrone” sia Georges de La Tour o il “maestro di Resina”? Tutte supposizioni che ad oggi non trovano riscontro. Poi la parola è passata alla giovane ed intraprendente Arianna De Simone, non prima di un curioso aneddoto: “Ho cercato di far desistere la studentessa dal redigere la sua tesi sul dipinto di Serrone – ha raccontato la professoressa Barroero, sua relatrice -. Il motivo era legato al fatto che grandi studiosi non erano riusciti a dare tutte le risposte e sarebbe stato un compito arduo”. Ma la tenacia della giovane Arianna l’ha portata a dare qualche elemento in più per tracciare l’opera: “L’inflessione caravaggesca è ravvisabile – ha spiegato la neo laureata De Simone -. ‘La bottega di San Giuseppe’ costituisce un unicum mondiale peer la sua iconografia, con Gesù Bambino che compone la croce con il legno di San Giuseppe, legandola al filo utilizzato da Maria per tessere”. La realizzazione e commissione dell’opera – secondo Arianna De Simone – potrebbe essere ricollegata ad ambienti gesuitici-carmelitani della Roma di allora, con il dipinto che potrebbe richiamare anche alla bifora gotica della cattedrale folignate di San Feliciano. Due i nomi sui quali approfondire gli studi per poterne sapere di più: il vescovo Porfirio Feliciani e Giovanni Battista Vitelli. Che attraverso lo studio delle loro vite si possa davvero conoscere tutta la storia del Capolavoro di Serrone? Gli abitanti del paese incastonato nella Valmenotre lo sperano.

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