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Sanità, l’Umbria vincola i direttori ad ascoltare i cittadini

Pubblicato il 21 Aprile 2023 12:37 - Modificato il 5 Settembre 2023 10:02

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Tre ore. È il tempo chiesto dalla Regione ai vertici delle aziende sanitarie umbre per ascoltare i cittadini. La deliberazione proposta dall’assessore Luca Coletto e approvata dalla giunta Tesei lo scorso mercoledì, interessa direttori di distretto, direttori di presidio e direttori generali della sanità umbra. Gli stessi che, da ora in poi, saranno vincolati a trovare del tempo per interfacciarsi direttamente con i pazienti e gli utenti della sanità regionale. Obiettivo, “apportare benefici concreti ai cittadini”, garantendo “a livello aziendale un sistema integrato di comunicazione fondato sulla cultura dell’ascolto e sull’empowerment della persona”. Tradotto, i vertici delle aziende sanitarie dovranno interagire in prima persona con tutti coloro che si trovano impantanati con problemi che la sanità regionale non riesce a sbloccare. Su tutti, ovviamente, la questione delle liste d’attesa. Code per esami e interventi che proprio in questi ultimi giorni sono tornati a far discutere. Da quando, cioè, è stata resa nota la notizia legata ai fondi straordinari messi a disposizione dal governo – in parte inutilizzati – per abbattere le liste d’attesa. Anche l’Umbria non è stata esente a questa problematica, impegnando solo il 62% delle risorse a disposizione. Ora, il provvedimento della Regione mira proprio ad ascoltare ancor di più le esigenze e le difficoltà dei cittadini. Laddove gli uffici preposti – come gli Urp – non dovessero arrivare, ad ascoltare e quindi aiutare i pazienti a superare le criticità saranno i vertici sanitari. La giunta regionale vuole che siano tre le ore settimanali da dedicare al cittadino, con ogni direzione aziendale che dovrà successivamente fornire una relazione bimestrale a quella regionale di Salute e Welfare. Obiettivo dichiarato, spiegano da palazzo Donini, riconoscere concretamente il principio di “centralità del cittadino”, quale titolare del diritto di salute, “ponendolo quindi in un ruolo attivo di partecipazione e condivisione all’interno dell’organizzazione sanitaria che lo vede coinvolto anche nel processo di valutazione degli stessi servizi”.

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