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Nuove tariffe Tari, confermato l’aumento del 2,7%

Il consiglio comunale ha approvato il nuovo piano da 17 milioni: limitati i rincari per le famiglie grazie al recupero dell'evasione. Fantauzzi: "Incrementi del 50% dal 2019"

Pubblicato il 29 Luglio 2026 12:08 - Modificato il 29 Luglio 2026 21:57

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Con 14 voti favorevoli e sei contrari, il consiglio comunale ha approvato le tariffe della Tari per il 2026. Dopo che il tema era stato oggetto di discussione nell’ultima seduta della prima commissione consiliare, dalla massima assise cittadina è arrivato il disco verde all’aumento del 2,7% del costo totale della Tari. 

A questo aumento percentuale, come spiegato in aula dalla responsabile dell’ufficio Riscossione e Tributi, Isenia Fiorani, corrisponde il costo complessivo del servizio di gestione dei rifiuti a Foligno, che Auri ha fissato a poco più di 17 milioni di euro. L’indice massimo di incremento del costo della Tari rispetto al 2025, secondo quanto stabilito dall’Autorità umbra idrico e rifiuti, è stato fissato al 4,78%. Il Comune di Foligno, però, è riuscito a mantenersi ampiamente nelle soglie consentite, fermandosi, come detto, al 2,7%.

“Questa cifra – ha detto – vedrà 15 milioni destinati al gestore effettivo, cioè Vus, e i restanti all’Ente, che dovrà utilizzarli per coprire le spese di personale, i contenziosi e il fondo crediti di dubbia esigibilità”. 

Nel corso del consiglio è stato ribadito come l’aumento peserà soprattutto sulle utenze non domestiche, con gli aumenti per le utenze domestiche che non dovrebbero superare l’1% rispetto al 2025. Sono state varie, poi, le misure che hanno, di fatto, calmierato il costo delle nuove tariffe.

La prima di queste corrisponde ai 276mila euro che palazzo Orfini Podestà ha recuperato riscuotendo i contributi non versati, mentre a seguire ci sono i 230mila euro che Auri ha comminato in qualità di sanzione a Vus per il mancato rispetto del contratto di servizio tra il 2020 e il 2023. La somma sarà recuperata in due anni, sgravando il costo della Tari. 

Sul fronte del sostegno sociale, poi, attraverso quanto stabilito da Arera, verrà introdotto il bonus sociale Tari che prevede una riduzione del 25% per le famiglie a basso reddito. Per le utenze non domestiche, come supermercati e artigiani, sono stati invece potenziati gli incentivi: chi provvede autonomamente al recupero di materiali riciclabili (come carta e cartone) potrà beneficiare di sconti sulla quota variabile della tariffa fino al 20%.

Riguardo gli aumenti, dai banchi dell’opposizione si è sollevato un coro unanime di critiche. A partire da chi, come la capogruppo “dem”, Rita Barbetti, ha sottolineato la propria delusione nel constatare come “non siano previste agevolazioni per gli imprenditori”. “Dobbiamo riflettere su questo – ha aggiunto – se non incentiviamo l’impresa anche attraverso agevolazioni di imposte come la Tari, rischiamo di far finire l’economia della città nel baratro”.

A farle eco, poi, è stato un altro esponente del gruppo Pd, Mario Bravi, che ha sottolineato la necessità di dare un indirizzo politico “volto al miglioramento della situazione della Tari”. “Non possiamo fermarci al dato tecnico” ha detto, per poi aggiungere: “Va puntata l’attenzione sull’importanza di garantire una prospettiva futura nel pubblico a Vus e di fare sì che i cittadini non siano in difficoltà a causa di questa imposta”.

La stoccata più decisa alla maggioranza, però, è arrivata da David Fantauzzi (Movimento 5 Stelle): “La Tari è una ‘via crucis’ per questa città, dal 2019 siamo arrivati circa al 50% di aumento. Cittadini e imprese non notano un corrispondente miglioramento del servizio e questo è un grande problema”. “Il nostro Sub-ambito – ha tuonato – è quello che ha subito un maggiore aumento in tutta la Regione, con una cifra oltre il 5%, e questo dipende direttamente dall’efficienza del gestore. Dobbiamo recuperare l’efficienza da parte dei gestori”.

In difesa delle scelte del Comune, sono intervenuti sia il consigliere di Fratelli d’Italia, Gian Luigi Aquilini, che il capogruppo Lega, Mauro Malaridotto. Il primo ha sostenuto che “l’ambito di scelta del Comune è solo sulla diversa percentuale di copertura del costo del servizio da far ricadere sulle utenze domestiche e non”. “Di quel 4,78% – ha precisato –, che è il tetto massimo stabilito di Auri, l’aumento reale è del 2,7%, non possiamo dire che quest’anno la Tari graverà pesantemente sui cittadini, che subiranno aumenti minimi”.

Malaridotto, dal canto suo, si è concentrato su quella che ha definito essere la “bontà della tariffa 2026, che ha un aumento pressoché inesistente rispetto allo scorso anno”. “Se dobbiamo fare un ragionamento serio sulla diminuzione della Tari – ha concluso –, c’è bisogno di ragionare in prospettiva, magari abbattendo il costo di conferimento in discarica da parte del gestore, che ad oggi deve portare i rifiuti alle Crete, cioè ad Orvieto, con spese altissime”.

David Orfei
David Orfei
Giornalista pubblicista

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