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Bloccata per la guerra, coppia di umbri è tornata a casa: per rientrare 4mila euro di biglietti

L'aereo di ritorno dei due giovani era stato cancellato lo scorso 28 febbraio a seguito dell'inizio del conflitto in Iran. "Abbiamo chiesto aiuto alle nostre famiglie e martedì siamo arrivati"

Pubblicato il 13 Marzo 2026 18:27 - Modificato il 14 Marzo 2026 11:05

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La coppia di umbri che era bloccata in Thailandia è riuscita a tornare a casa. I due giovani, come avevamo riportato su queste colonne, erano in Asia per un periodo di soggiorno all’estero ma a causa dell’inizio della guerra, a seguito degli attacchi da parte di Israele e Stati Uniti contro l’Iran dello scorso 28 febbraio, il loro volo di ritorno era stato cancellato.

I ragazzi, folignate lui e bevanate lei, sono riusciti finalmente a rientrare in Umbria lo scorso martedì (10 marzo), ma non senza complicazioni. L’unico modo per tornare era acquistare un volo sovra prezzato a loro spese e così hanno fatto. “Abbiamo dovuto chiedere aiuto alle nostre famiglie per acquistare dei biglietti da 2mila euro ciascuno – spiegano – e martedì scorso siamo tornati. Abbiamo volato, facendo scalo in Oman”.

Un volo che, per evitare i Paesi del Golfo Persico, è durato poco meno di 20 ore. “La traiettoria che abbiamo seguito è passata sopra l’Arabia Saudita – raccontano – e poi ha sorvolato il Canale di Suez. Un viaggio che in totale, anche considerando lo scalo, è durato circa 17 ore”.

Prima di partire, quando i ragazzi avevano già comprato i biglietti per il rientro sono stati contattati dall’ambasciata italiana. “Ci è arrivata un’email – intervengono – con cui siamo stati avvisati che la Farnesina avrebbe organizzato dei voli charter per il rientro che, comunque, avevano un costo di 1.200 euro e che ci avrebbero fatto rimanere in Thailandia altri giorni in più. Messaggio – precisano – che non indicava la capienza dei voli, o altre informazioni utili, con la raccomandazione di rispondere entro 4 ore se avessimo voluto usufruire di quest’opzione”.

“Noi però – proseguono – avevamo già acquistato i biglietti quindi abbiamo preferito partire qualche giorno prima spendendo 400 euro in più”.

Una situazione con cui si sono dovuti confrontare anche altri italiani rimasti bloccati in Thailandia. “Siamo rimasti in contatto anche con altre persone che abbiamo incontrato all’ambasciata – precisano – e tutti sono dovuti rientrare acquistando biglietti aerei a prezzi folli. Tanti hanno fatto scalo in Cina per poi arrivare a Parigi e infine in Italia. Tutt’ora, tra l’altro – concludono –, la compagnia con cui siamo arrivati in Asia è inesistente”.

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