“Il futuro dell’informazione non è la sostituzione dell’uomo da parte della macchina, ma una forma di intelligenza aumentata basata su una sinergia virtuosa tra capacità umane e potenza computazionale, in cui l’essere umano resta al centro, con la propria irrinunciabile responsabilità verso la verità”.
A parlare è il giornalista Marco Pratellesi, che, nel corso dell’evento conclusivo del progetto didattico realizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno “Il Quotidiano in Classe”, ha colto l’occasione per approfondire il tema principe della giornata: il futuro dell’intelligenza artificiale e l’uso responsabile di questa tecnologia.
L’iniziativa, ideata e promossa dall’osservatorio for indipendent thinking di Firenze, realtà leader in Italia nella formazione dei giovani all’informazione di qualità, viene portata avanti dalla realtà folignate da oltre un decennio.
In questo senso il contributo della Fondazione si pone il molteplice obiettivo di sviluppare la coscienza critica degli studenti, promuovere la cittadinanza attiva ed educare al confronto e al dibattito consapevole. Un investimento sul capitale umano delle nuove generazioni considerato dalla Fondazione come prioritario nella propria missione territoriale.
Un progetto che si articola lungo tutto l’anno scolastico: le classi aderenti degli istituti secondari cittadini ricevono, con cadenza periodica, alcune tra le più autorevoli testate giornalistiche italiane accompagnate da strumenti didattici validati scientificamente, lezioni di formazione e incontri con giornalisti ed esperti. Percorso che culmina ogni anno nel mese di maggio in un evento pubblico conclusivo che valorizza il lavoro svolto e approfondisce temi di stretta attualità legati all’informazione.
Per quest’anno la Fondazione Carifol ha dedicato l’appuntamento conclusivo a un tema estremamente rilevante nel mondo attuale, soprattutto per le giovani generazioni: “Uso critico e responsabile dell’IA e delle tecnologie digitali: opportunità per nuove competenze”.
Un incontro che si è svolto all’interno dell’ex chiesa della SS. Trinità dell’Annunziata di Foligno, al quale hanno partecipato una delegazione di circa cento studenti insieme ai loro docenti, ma anche alcuni rappresentanti dell’osservatorio e alle autorità della Fondazione.
Nel corso dell’appuntamento Monica Sassi, presidente della Fondazione Carifol,ha preso la parola mettendo in guardia gli studenti dall’utilizzo acritico e passivo di questi strumenti, identificando tre trappole principali in cui è facile cadere.
Innanzitutto, un uso acritico delle fonti, un tempo, infatti, la ricerca delle informazioni richiedeva tempi più lunghi e maggiore riflessione, mentre oggi la velocità degli strumenti digitali rischia di azzerare questo processo. Secondo rischio la delega incondizionata alla macchina, le tecnologie non devono essere intese come oracoli infallibili, ma come strumenti da interrogare in modo consapevole e ragionato.
Infine una mancata verifica delle fonti. Chiedere sempre all’AI quali siano le fonti utilizzate e quali le alternative disponibili, esercitando una costante fiducia critica. La chiave, infatti, come spiegato sempre da Sassi risiede nell’intelligenza collaborativa. Cioè nella capacità di unire uomo e macchina in modo efficace, restando protagonisti attivi del proprio processo cognitivo: saper scegliere e non essere scelti.
Ad aprire i lavori il segretario generale della Fondazione, Cristiano Antonietti, che ha sottolineato l’impegno della Fondazione a sostegno dei giovani per un maggiore senso di consapevolezza e responsabilità su argomenti di stringente attualità inerenti all’informazione, dai social network alle fake news fino all’Intelligenza Artificiale.
Il giornalista Marco Pratellesi ha, invece, offerto una lettura legata alle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta imponendo al sistema dell’informazione e, più in generale, al mercato del lavoro e all’ordine mondiale.
Pratellesi ha aperto con un dato inequivocabile: nel 2024, i contenuti prodotti da bot hanno superato per la prima volta quelli generati dagli esseri umani (51%), segnando un punto di non ritorno. L’intelligenza artificiale sta già sostituendo figure professionali nel giornalismo, in particolare i freelance, ridefinendo strutturalmente il mercato del lavoro dell’informazione e rischiando di recidere il legame tra economia dell’informazione e realtà verificata.
Il punto cruciale, ha spiegato Pratellesi, non è subire questa trasformazione ma dominarla: usare l’intelligenza artificiale per eccellere, per rendersi insostituibili, mantenendo sempre un vantaggio competitivo attraverso competenze che nessuna macchina può replicare: il giudizio critico, l’etica professionale, la capacità di costruire relazioni e contesti.
Il giornalista ha, poi, indicato alcune regole fondamentali per navigare nell’era dell’intelligenza artificiale: alfabetizzazione digitale come priorità, studenti e insegnanti devono collaborare per un’adozione responsabile delle tecnologie nell’istruzione; sviluppare uno spirito critico verso le macchine, consapevoli dell’illusione di oggettività che l’intelligenza artificiale può generare; proteggere la privacy, non immettendo mai dati sensibili nelle piattaforme che usano l’intelligenza artificiale; accertare i fatti, controllare le fonti, smontare la propaganda anziché riportarla passivamente.



















