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Dall’Umbria al Conclave di Bergoglio, la birra dei monaci conquista tutti

Pubblicato il 26 Luglio 2015 11:02 - Modificato il 5 Settembre 2023 23:30

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Cosa c’è di più buono di una birra in compagnia? Una birra con un amico speciale? Una birra per ricordare degli eventi particolari? Dall’Egitto ai popoli della Mesopotamia, passando per l’Antica Grecia, le tribù tedesche e celtiche, la birra è stata da sempre una bevanda che ha scandito la vita dell’uomo. Sono passati secoli, ma il piacere di bere e produrre una buona birra è rimasto. Anche in Umbria il movimento del malto e del luppolo sta prendendo sempre più piede, con diverse realtà che attualmente la producono. E’ tutta da raccontare la storia della birra Nursia, l’unica birra a stampo benedettino che abbiamo in Italia. E come capita molto spesso, unicità è sinonimo anche di Umbria. La birra Nursia, come intuibile dal nome, proviene dalla Valnerina e più precisamente da quella Norcia terra madre di tante prelibatezze culinarie. Rgunotizie.it ha avuto il piacere di scambiare due battute con chi produce questa bevanda. “La nostra vita monastica si divide tra le classiche mansioni – dichiara padre Benedetto Nivakoff, direttore del birrificio – come accoglienza dei pellegrini, preghiere e cura della basilica, in aggiunta a quello che è diventato il nostro lavoro, il birrificio. In completa armonia con la tradizione (vecchia quasi 1300 anni ndr) abbiamo voluto condividere con il mondo un prodotto nato in seno alla tradizione monastica, ricordando la bontà della creazione e le potenzialità che essa contiene. Per noi monaci – prosegue padre Benedetto – la birra è stata sempre una bevanda per le occasioni speciali, per le domeniche e le feste grandi. Il progetto è nato con lo scopo di condividere con gli altri la gioia che il frutto del lavoro genera nell’uomo, in una parola, ‘ut laetificet cor’ (che allieta il cuore ndr). Abbiamo cercato di riprendere la tradizione benedettina, in quanto il birrificio c’è sempre stato – spiega – noi l’abbiamo solo riattivato nel 2012 e devo dire che di anno in anno è stato un susseguirsi di apprezzamenti. La nostra distribuzione nei primi anni era soltanto locale, poi nazionale e da poco è stata presentata a Tokyo per iniziare ad esportarla in Asia. Ma il nostro obiettivo sono l’America e l’Europa in generale”. Ma tra i tanti tipi di birre, dove è ricaduta la scelta? “Abbiamo deciso che quelle provenienti dalla tradizione monastica belga fossero le più adatte all’atmosfera e allo stile di Norcia e dopo aver studiato e adattato le ricette tradizionali, abbiamo sviluppato due tipi di birra: una bionda, allegra e leggera e l’altra extra, che grazie al suo sapore ricco e intenso è ottima da bere da sola o insieme a corposi primi piatti tipici della tradizione nursina”. Incantevole il viaggio all’interno del monastero. Ma in quanti lavorano a questo progetto? “A pieno regime siamo in quattro – sottolinea padre Benedetto Nivakoff – però ogni monaco fa qualcosa per aiutarci. C’è chi sta al negozio, chi aiuta all’imbottigliamento, altri monaci che aiutano nell’etichettare. Abbiamo ormai creato una vera e propria catena che funziona sempre, o quasi, senza intoppi. Il nostro segreto per quanto riguarda il gusto unico della birra è proprio il luogo: Norcia e il suo monastero. Crediamo molto nella magia della nostra terra che ci può permettere di esaltare alcuni sapori e di ricercare la purezza, anche negli elementi più semplici come l’acqua”. E questo sapore così fresco e unico a quanto pare è arrivato anche nelle alte sfere ecclesiastiche. Durante il Conclave che ha portato all’elezione di Bergoglio, sono state inviate direttamente da Norcia casse della birra monastica, con il consiglio di bere prima dell’ultima votazione. Consiglio che, stando a quanto raccontano i monaci di Norcia, è stato accettato e ben gradito. L’orgoglio è quello di pensare che, durante l’elezione di papa Francesco, c’era anche un po’ di Norcia e di Umbria.

 

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