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Stagione a rischio per l’agricoltura umbra. Coldiretti: “Il caldo ci preoccupa”

Pubblicato il 20 Febbraio 2020 15:53 - Modificato il 5 Settembre 2023 14:04

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Temperature sopra la media stagionale, con un inverno che sa insolitamente di primavera, e tanta siccità, con le piogge che nel mese di gennaio sono diminuite del 75 per cento. È questa la situazione climatica che sta vivendo l’Umbria in questo inizio 2020. Una situazione che gli agricoltori apostrofano come allarmante e che mette a rischio l’intera produzione. Il riferimento è a piante di ulivi e vigneti, alberi da frutto e cereali.

A farsi portavoce di questo sentimento di preoccupazione la Coldiretti Umbria, intervenuta ai microfoni di Radio Gente Umbra attraverso il presidente Albano Agabiti. “Siamo di fronte ad un momento di siccità e di temperature straordinariamente elevate che, – ha spiegato – creano dei danni importanti all’agricoltura. Innanzitutto, se non c’è il freddo non c’è il fermo della pianta, che così facendo non si predispone alla riproduzione e quindi alla produzione del frutto. A ciò si aggiunge il fatto che le alte temperature anticipano la gemmazione, ma siamo in inverno per cui il possibile verificarsi di improvvise gelate può causare danni irreparabili che mettono a repentaglio la stagione”. Tra gli effetti collaterali di questo clima poco invernale anche la possibilità che le piante vengano colpite da insetti e malattie. “Senza freddo – ha spiegato a questo proposito Albano Agabiti – alcune fitopatie ed alcuni insetti non vengono distrutti, con il rischio di avere delle sovrappopolazioni rispetto alla normalità”.

Cosa possono fare gli agricoltori per difendersi? “In primis – ha commentato il presidente di Coldiretti Umbria – coprirsi con delle polizze assicurative, l’unico vero strumento di difesa che si può utilizzare. Su questo fronte, c’è una politica nazionale e comunitaria che dà un sostegno economico agli agricoltori. Per il resto, purtroppo, c’è poco da fare, perché non possiamo condizionare i cambiamenti climatici. Si sta cercando su alcune colture di prendere delle precauzioni tenendo, ad esempio, fermo il più a lungo possibile l’avanzamento del grano, ritardando la concimazione o attraverso delle rullature, però poco si può fare”.

La questione, dunque, va ben al di là della dimensione locale e regionale. Come ribadito, tra l’altro, dal presidente Agabiti, per il quale il tavolo di discussione deve essere innanzitutto quello chiamato ad affrontare i cambiamenti climatici. Di questo passo, infatti, il rischio è che gli agricoltori si dovranno adeguare a nuove colture e saranno costretti ad abbandonare quelle tradizionali del loro territorio. “Magari – ha concluso Albano Agabiti – ci ritroveremo tra qualche anno a coltivare agrumi in Umbria o comunque colture che solo fino a qualche hanno fa era impensabile poter produrre”.

Maria Tripepi
Maria Tripepi
Giornalista professionista - Direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno

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