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Agricoltura e rincari, per Coldiretti è in arrivo uno tsunami sui prezzi del cibo

Pubblicato il 30 Agosto 2022 13:10 - Modificato il 5 Settembre 2023 10:42

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Uno tsunami sui prezzi del cibo. È quello previsto da Coldiretti in vista di quello che viene apostrofato come “un autunno caldissimo sul fronte agricolo, con la produzione agricola e quella alimentare – sottolineano dall’associazione – che in Italia assorbono oltre l’11% dei consumi energetici industriali totali”. Un quadro, quello delineato, che spinge la sezione umbra guidata dal presidente Albano Agabiti, a chiedere “provvedimenti urgenti per salvare i conti in rosso delle aziende agricole e calmierare i costi, tutelando il sistema produttivo”.

E a parlare sono proprio i numeri. Nel comparto dell’agricoltura si registrano, infatti, rincari sul fronte dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi, dal +129% per il gasolio al +300% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti. Un aumento dei costi, dunque, che lascia emergere situazioni talmente critiche da parlare della cessazione di attività per un’azienda agricola su dieci, pari al 13%, mentre più di un terzo del totale, ossia il 34%, si ritrova a lavorare in una condizione di reddito negativo, così come sottolineato dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea).

L’energia rappresenta un elemento imprescindibile per il settore alimentare, basti pensare ai vari processi di produzione, trasformazione, conservazione dei prodotti di origine animale e vegetale, al funzionamento delle macchine e alla climatizzazione degli ambienti produttivi e di lavoro. Gli aumenti riguardano, di fatto, l’intera filiera del cibo con costi indiretti che – evidenzia Coldiretti – vanno dal vetro rincarato di oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, al tetrapack con un incremento del 15%, dal +35% delle etichette al +45% per il cartone, dal +60% costi per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al +70% per la plastica.

“Non ci possiamo permettere di aspettare i tempi lunghi della politica” ha commentato a questo proposito il presidente umbro. Il rischio per Albano Agabiti è, infatti, quello di “un crack alimentare, economico e occupazionale visto che proprio in questi mesi si concentrano le produzioni agricole tipiche del ‘made in Italy’ e della dieta mediterranea con le loro lavorazioni per conserve, succhi e derivati”. “L’Italia – prosegue – è un Paese deficitario, che importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame e con l’esplosione dei costi dell’energia – conclude – rischiamo di perdere quegli spazi di autonomia e sovranità alimentare che fino a oggi le imprese agricole italiane sono riuscite a difendere per il bene del Paese”.

E a parlare di situazione difficile è stato anche il direttore umbro di Coldiretti, Mario Rossi. “Il nostro comparto – ha dichiarato – è stretto fra costi aziendali in forte aumento e speculazioni, conseguenza del conflitto in Ucraina, ma penalizzato pure dal clima e dai bassi prezzi pagati all’origine. Serve intervenire subito – ha quindi detto in conclusione – per dare ossigeno all’intera filiera agroalimentare, che, specie negli ultimi anni, si è dimostrata sempre più strategica non solo per il circuito produttivo ma per l’intera comunità, assicurando oltre al cibo sulle tavole anche servizi”.

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