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Prima Pasqua del vescovo Felice a Foligno: “Facciamo della vita qualcosa di bello”

In una cattedrale di San Feliciano gremita monsignor Accrocca ha esortato i fedeli a superare l’ansia che scandisce la quotidianità, a ritrovare la bellezza dei piccoli gesti e il coraggio della riconciliazione

Pubblicato il 5 Aprile 2026 14:51 - Modificato il 12 Agosto 2026 09:31

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Una cattedrale di San Feliciano colma di fedeli ha accolto, questa mattina (domenica 5 aprile), la solenne celebrazione eucaristica di Pasqua, la prima sotto la guida di monsignor Accrocca. In un clima di profonda partecipazione, il vescovo Felice ha rivolto alla comunità un’omelia centrata sul contrasto tra l’affanno della modernità e la gioia autentica della Risurrezione.

Prendendo le mosse dal Vangelo di Giovanni, il pastore ha analizzato la figura dei discepoli che corrono verso il sepolcro vuoto: una corsa dominata dallo sconcerto e dalla paura. “È una corsa ansiosa, molto simile alla nostra – ha detto -. La vita odierna è spesso vissuta di corsa, con l’affanno di non farcela, con la difficoltà di arrivare a tutto. Ma troppo spesso questa corsa non ha una meta reale”. In una società che spesso e volentieri si presenta come un “tritacarne”, monsignor Accrocca ha invitato i fedeli a “riscoprire il gusto e la gioia della vita”. Una gioia che per il pastore si riesce ad assaporare quando “la vita è donata, quando se ne fa un dono per gli altri”.

Citando San Paolo nella lettera ai Colossesi, il vescovo ha poi esortato i fedeli a cercare le “cose di lassù”, sottolineando però come questo non significhi ignorare le “cose di quaggiù”, ma non assolutizzarle, vivendole invece secondo l’insegnamento del Vangelo. “Possa ciascuno di noi riscoprire la gioia di vivere e possano riscoprirla tanti giovani che l’hanno perduta” è stata l’esortazione di monsignor Accrocca. “E ci aiuti Dio – ha proseguito – a fare della nostra vita qualcosa di bello, che testimoni il Signore attraverso le nostre scelte e le piccole azioni che compiano ogni giorno”.

Poi, un pensiero alla pace. “Possa questa Pasqua – ha concluso – essere una Pasqua di pace che il mondo non ha, perduta per il desiderio di potere di pochi che un giorno dovranno risponderne davanti a Dio”. In conclusione, il vescovo ha lanciato una sfida pratica e immediata a tutti i presenti, un modo per “seminare pace” nel quotidiano: “Sarebbe bello avere il coraggio di mandare un messaggio o di chiamare una persona con cui i rapporti si sono raffreddati o interrotti”. Un invito a trasformare la liturgia in azione, affinché la Pasqua non resti una celebrazione isolata, ma diventi l’inizio di una testimonianza. 

Maria Tripepi
Maria Tripepi
Giornalista professionista - Direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno

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