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Covid-19, impennata dei contagi intrafamiliari. Trentratrè le classi in quarantena in Umbria

Pubblicato il 9 Ottobre 2020 16:02 - Modificato il 5 Settembre 2023 13:15

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L’andamento epidemiologico in Umbria al centro di una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina, venerdì 9 ottobre, a Perugia. Al Broletto, il punto del commissario straordinario per l’emergenza Covid, Antonio Onnis, e del direttore regionale alla salute Claudio Dario.

Sotto i riflettori, le cause dell’incremento dei casi di positività al Coronavirus. La prima, secondo Onnis, da ricercare nei viaggi che hanno scandito il periodo estivo. “L’impennata – ha infatti dichiarato –  si è avuta in concomitanza delle vacanze con una latenza di 15-30 giorni e con i rientri delle persone da Paesi a rischio per la diffusione del virus. Da questa prima impennata – ha proseguito Onnis – caratterizzata da un forte aumento del contagio tra i giovani, si è passati ad una seconda fase che vede, anche a ridosso dell’apertura delle scuole, una crescita delle infezioni intrafamiliari o in comunità e l’aumento dell’età dei contagiati”.

Secondo quanto dichiarato dal commissario straordinario, l’avvio del nuovo anno scolastico ha, infatti, generato un movimento di circa 140mila persone sul territorio umbro. Trentatré le classi in isolamento in questo momento, per un totale di 848 soggetti personale scolastico e studenti. Diciotto, invece, quelle che hanno concluso l’isolamento. Ma se l’attività in aula è fortemente controllata per il commissario Onnis, “tutta la socialità extra-scolastica – ha detto – sfugge al controllo. Se poi si aggiunge una caduta della percezione del rischio, si spiega l’aumento dei casi”.

 “Non possiamo pensare che il contagio in famiglia o tra amici non è possibile – ha infatti commentato – perché l’analisi dei dati dimostra proprio che siamo passati a un contagio intrafamiliare con un aumento dell’età media delle persone positive che si sta alzando”. 

Ad intervenire, come detto, anche il direttore Dario. “In questa fase – ha detto – il contact tracing diventa sempre più problematico, perché avendo molti soggetti positivi, la ricostruzione di tutta la catena dei contatti, comporta per i servizi un grandissimo impegno. Una difficoltà questa – ha concluso – che si riscontra ormai su tutto il territorio nazionale, per cui arriveranno nuove linee guida a dettarne la gestione”.

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