Dopo vent’anni di iniziative visionarie si chiude il capitolo del Dancity. Il festival, nato a Foligno nel 2006 come un esperimento culturale sorto dalla passione per la musica elettronica e per la propria città, negli anni è diventato una manifestazione internazionale capace di portare in Umbria numerosi turisti, ma soprattutto artisti dal calibro elevatissimo. Negli ultimi anni però gli organizzatori sono andati incontro a varie complicazioni, dalla gestione dei contributi pubblici alla difficoltà nel coinvolgimento dei giovani (sia come fruitori che come volontari), fino ad arrivare alle incompatibilità con l’attuale amministrazione comunale. “Un festival fluido” come lo ha definito il fondatore Giampiero Stramaccia che non esisterà più per come lo conosciamo oggi ma che, comunque, proseguirà la sua attività culturale sotto nuove vesti.
“Abbiamo iniziato – spiega Stramaccia – con l’intento di realizzare un festival per far vivere la musica elettronica nei luoghi storici, riportando i giovani in spazi, come i chiostri, storicamente concepiti per la socialità. Nel 2006 – aggiunge – c’era anche un’amministrazione che ci ha appoggiati, tra cui l’assessore alla cultura del tempo, Giovanni Carnevali: insieme e con il supporto di alcuni sponsor privati abbiamo cominciato a costruire il Dancity”. Un esperimento che per molti anni ha dato i suoi frutti e che ancora oggi può dare il suo contributo alla città, ma che per gli organizzatori forse manca un po’ della spinta e del potere iniziale che aveva di coinvolgere nuovi pubblici. “Il pubblico si settorializza – interviene il fondatore – e la gente che viene è sempre la stessa. C’è anche una nostra non capacità nel raggiungere i nuovi giovani, rispetto a quelli che si sono avvicinati tanti anni fa. Anche se io – aggiunge – vorrei tanto trovare un modo per far venire i ragazzi al festival, perché sono sicuro che una volta dentro troverebbero molti stimoli interessanti”.
Un’iniziativa nata come un “boutique festival”, con la volontà di portare una cultura selezionata. “Attualmente in Italia è pieno di manifestazioni di questo tipo, ma all’epoca probabilmente – spiega il fondatore del Dancity – siamo stati i primi in assoluto a dare questo taglio alla musica elettronica facendola vivere nei beni culturali della città”. Tanti anche i festival “supermercato” spopolati negli ultimi anni, iniziative “con una lineup di 200 performer per cui si paga un biglietto altissimo per, alla fine, ascoltare due o tre artisti al giorno. È divertente, ma secondo me la cultura è un’altra cosa”.
Il Dancity nel corso di questi 20 anni ha seguito un ciclo, un percorso indipendente e visionario ma che per gli organizzatori è stato anche “una fatica enorme”. “Tutto quello che noi facciamo – prosegue Stramaccia – è volontariato e se non c’è un ricircolo di nuovi giovani diventa davvero difficile portare avanti il tutto”. La manifestazione negli ultimi anni ha visto anche il venire meno del supporto da parte dell’amministrazione. A sottolinearlo il fatto che, mentre inizialmente il Dancity si svolgeva principalmente nei luoghi simbolo del centro storico di Foligno, come l’auditorium San Domenico o palazzo Candiotti, nelle ultime edizioni il festival si è spostato, andando a popolare altre realtà. “Quest’anno – interviene Stramaccia – abbiamo chiesto alcuni spazi del centro e finalmente ce li hanno concessi. Ognuno fa le sue scelte, ma da quando si è insediata la nuova giunta è andato tutto a picco. Ci è stato concesso un contributo di 500 euro – aggiunge –, soldi con cui non riusciremmo neanche a sostenere le spese del volo per gli artisti. Abbiamo difficoltà ad andare a parlare con il Comune per far capire che il nostro è un evento culturale, perché accettato e approvato anche dal ministero della Cultura, che negli anni ha comunque cambiato amministrazioni politiche”.
A meno di un mese dall’evento, il festival – che ha sempre richiamato turisti anche da fuori – ha venduto quasi il 50% dei biglietti. “La gente viene, magari prende l’alloggio e consuma al ristorante. I primi tempi le persone non sapevano neanche dove pernottare, né dove andare a mangiare a Foligno perché era tutto pieno. La nostra città può offrire tante opportunità, poteva essere la numero uno in Umbria per gli eventi, anche per la sua conformazione pianeggiante. Per un periodo lo è stata – ricorda –: tutti venivano a Foligno e la chiamavano ‘Berligno’ (appellativo nato dalla fusione tra Berlino e Foligno, ndr)”.
Tante anche le difficoltà che le manifestazioni culturali volontarie incontrano nella gestione dei contributi economici. “Nel 2025 abbiamo ricevuto oltre 100mila euro di finanziamenti. Tuttavia, a meno di un mese dall’evento, abbiamo saputo che un contributo da 10mila euro, storicamente garantito da una realtà del territorio, sarebbe stato dimezzato. Una decisione che ci ha colpiti molto, soprattutto per le tempistiche con cui ci è stata comunicata”. Una cifra, quella dei 100mila euro, che può sembrare importante ma che, nella pratica, viene spesso erogata solo dopo la conclusione dell’evento. Fondi che, se disponibili in anticipo, “potrebbero essere investiti nel marketing pre-evento, ad esempio attraverso campagne pubblicitarie negli aeroporti delle capitali collegate con Perugia, come Londra o Tirana”. Una strategia che contribuirebbe anche a incentivare il turismo sul territorio. “Un visitatore inglese, per esempio, non spende soltanto per il biglietto del festival, ma anche per il pernottamento, il volo e la ristorazione a Foligno”.
Tra le numerose iniziative portate a Foligno in questi dal Dancity anche “Sisma Remixed”, uno dei primi video mapping, riprodotto sulla facciata del palazzo comunale di Foligno. “Lo abbiamo fatto in occasione dell’inaugurazione del palazzo comunale e del Torrino dopo i lavori di recupero – spiega – portati a termine dopo il terremoto del 1997”.
Numerosi, come detto, anche gli artisti arrivati in città nel corso di questo ventennio. “Portiamo nel cuore tutti coloro che hanno capito l’anima del festival – racconta Stramaccia – e hanno visto qualcosa in quello che facevamo, decidendo di venire qui per esserci e fare qualcosa per Foligno”. Gesti che non “hanno prezzo, difficili da spiegare”, ma che rispecchiano appieno l’anima della manifestazione: la voglia di stare insieme, portando cultura e musica di qualità in città”.
Organizzare un evento culturale è sicuramente un impegno oneroso, ma l’attività del Dancity non finirà qui. “Magari con l’aiuto dei giovani possiamo portare qualcosa a Foligno. Questo è un appello che faccio a chiunque abbia delle idee da mettere in campo. Tutto questo senza perdere ciò che abbiamo costruito. Il Dancity è un’entità fluida: se c’è uno scopo veramente culturale nelle idee proposte noi le possiamo adattare al nostro contenitore”.
Stramaccia ha poi ricordato alcuni dei momenti più belli trascorsi in questi vent’anni. “Sicuramente quando, anni fa, ci fu un temporale fortissimo e tutti, tra amici, organizzatori, genitori e partecipanti ci aiutarono a sistemare l’attrezzatura. E con il lavoro di ognuno siamo riusciti a fare l’evento nonostante le complicazioni. Ma anche nel 2021 – aggiunge –, quando, nonostante il Covid, riuscimmo ad organizzare un evento distanziati all’auditorium San Domenico. Era il 30 dicembre e fuori c’era un silenzio tombale”.
L’ultima edizione del festival, così come lo conosciamo, andrà in scena dal 19 al 21 giugno tornando a popolare i beni culturali del centro storico di Foligno, tra l’auditorium San Domenico e la corte di palazzo Candiotti, con l’ultima giornata che invece si svolgerà alla cantina Caprai a Montefalco. “Potrebbe sembrare che il programma – spiega Giampiero Stramaccia – abbia a che fare con un revival, anche per la lineup che proponiamo. Porteremo infatti in città i The Orb, un gruppo storico che riproporrà il disco uscito nel ’91 che fece la storia”. Gruppo che si esibirà nella prima serata del festival, presentando “Adventures Beyond the Ultraworld” con una live audio-visual in prima italiana. Ad aprire la serata sarà il folignate Andrea Fancelli, in arte Funken. Tra gli artisti presenti anche i Matmo con il progetto originale “Dedicated to Piero Umiliani”, che include il loro ultimo album. Tanti anche gli ospiti che popoleranno il centro storico di Foligno sabato 20 giugno, tra questi Actress, Blawn, Colin Benders, ma anche The Bug: MACHINE feat. Magugu, in prima italiana, con l’apertura a cura dell’umbro Franco B. Per l’ultima giornata il festival si sposterà tra le colline montefalchesi animando la Cantina Caprai dove si creerà “un’atmosfera bucolica in mezzo alla natura in occasione della quale interverranno personaggi storici, tra cui Raffaele Costantino di Rai Radio 2, ma anche DJ Food”. Si partirà alle 11 di mattina con un brunch accompagnati “dal sottofondo musicale del dj giapponese Calm”.




















