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Pil umbro, le stime della Cna: “Crescita del 6,1%”

Pubblicato il 3 Novembre 2021 17:25 - Modificato il 5 Settembre 2023 11:37

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“Con un incremento stimato del Pil 2021 del 6,1%, superiore persino alla media nazionale, l’Umbria è tornata finalmente a crescere, con dati sorprendenti soprattutto sui volumi degli investimenti e sui dati export. L’unica nota dolente, purtroppo, è sull’occupazione, ancora in discesa.”

Michele Carloni, presidente di Cna Umbria, presenta l’ultima ricerca commissionata al centro studi Sintesi per indagare lo stato di salute dell’economia regionale nel secondo anno di pandemia da Covid-19.

“Il dato più eclatante è sicuramente quello relativo agli investimenti – afferma Carloni -, che nel 2021 tornano a crescere di oltre 15 punti percentuali, riportandosi abbondantemente sopra i livelli pre-Covid. Lo stesso discorso vale per le esportazioni delle imprese umbre, cresciute di quasi il 22% rispetto all’anno scorso. Purtroppo non possiamo dire altrettanto dei dati occupazionali, che nell’anno in corso subiscono un calo di un ulteriore 1,86% e, rispetto al 2019, registrano una diminuzione del numero di addetti di ben 9mila unità (- 3,5%). Si tratta di una perdita più contenuta rispetto alla media del Paese (- 4%), ma che ci porta a dire che ci troviamo in presenza di una ripresa senza occupazione. Il fatto che non si torni a creare occupazione dipende essenzialmente dal fatto che le offerte di lavoro provenienti dalle nostre imprese non incontrano le esigenze di molti giovani in cerca di occupazione, né quelle di disoccupati che preferiscono restare alla finestra e contare su ammortizzatori sociali come la Naspi o il reddito di cittadinanza, che sono strumenti sicuramente idonei a combattere la povertà e a ridurre le disuguaglianze, ma necessitano di essere cambiati radicalmente nel loro funzionamento. Lo stesso vale in quei casi in cui ci troviamo di fronte a casse integrazioni speciali che vanno avanti da decenni con una proroga dietro l’altra. L’esigenza delle imprese umbre è di trovare manodopera che, se non specializzata, sia almeno motivata a impegnarsi in un lavoro produttivo”.

I dati della ricerca sono stati illustrati da Alberto Cestari, ricercatore di Sintesi.

“Per quanto riguarda il Pil si prevede un’ulteriore crescita del 4,2% anche nel 2022. Sul fronte dei consumi delle famiglie, l’anno in corso si chiude in ripresa (+ 5,5%) rispetto al 2020, ma siamo ancora lontani dai valori pre-Covid, che si stima saranno recuperati solo il prossimo anno. Come diceva il presidente di Cna Umbria – prosegue Cestari – il dato degli investimenti è molto significativo e anche per il 2022 si prevede che cresca di altri sei punti abbondanti. Per quanto riguarda la demografia delle imprese, il loro numero aveva superato quello del 2019 già lo scorso mese di agosto, portando il numero delle imprese attive a 80.310. Calano quelle del commercio e della manifattura, mentre aumentano nel comparto dei servizi, sia tradizionali che innovativi, e nelle costruzioni. Nel complesso sono diminuite le cessazioni. Ottimi i dati relativi all’export, che quest’anno recupera non solo tutto quello che aveva perso nel 2020, ma supera dell’1% i livelli del 2019. Cambia la composizione dei comparti con le migliori performance nelle esportazioni: aumentano soprattutto le produzioni della metallurgia (+ 17%), mentre si riducono quelle del made in Italy, fatta eccezione per le imprese del sistema casa e per il settore della carta e stampa. Bene anche le presenze turistiche, che nei primi 8 mesi del 2021 sono cresciute del 26%, ma resta ancora molto da recuperare rispetto al 2019, soprattutto a causa della forte contrazione della presenza degli stranieri”.

“I dati – continua Carloni – rispecchiano esattamente le tendenze che avevamo riscontrato tra le imprese associate alla Cna. La ripresa in atto è importante, e un ruolo di primo piano lo stanno giocando sicuramente le imprese del comparto delle costruzioni, il cui numero è in crescita. Perciò invitiamo le istituzioni e la politica tutta a valutare attentamente i provvedimenti da adottare con la prossima legge di stabilità, a cominciare dal Superbonus, perché l’impatto delle costruzioni, coinvolgendo una filiera ampia che comprende anche alcune imprese manifatturiere e settori del commercio, è molto superiore a quello che ci dicono i numeri. Sulla ripresa hanno influito positivamente anche alcuni strumenti adottati nel 2021 a livello regionale. Quello che serve ora per far sì che il trend di crescita si stabilizzi – conclude Michele Carloni – è una corretta programmazione delle risorse comunitarie 2021-2027 e una forte attrazione delle risorse nazionali del Pnrr”.

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