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Stangata Tari, i sindaci non ci stanno: “Siamo diventati esattori”

In risposta al costante aumento dell’imposta sui rifiuti, 61 primi cittadini umbri sono intervenuti con un rigido documento, mentre i segretari generali Uil e Uilp chiedono maggiore collaborazione con le parti sociali

Pubblicato il 27 Aprile 2024 14:11 - Modificato il 28 Aprile 2024 10:35

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La tassa sui rifiuti continua ad aumentare e fa scattare la rivolta di associazioni e istituzioni. In seguito alla recente notizia dell’Auri (Agenzia umbra rifiuti e idrico) in merito agli aumenti della Tari del 2024, non si sono fatte attendere le “denunce” di sindacati (Uil e Uilp) e sindaci. Gli aumenti – in base a quanto riferito dall’Auri – sembra siano dovuti al recupero dei costi dell’inflazione sostenuti dai gestori del servizio nel biennio 2022/2023 e calcolati secondo il metodo fornito dall’Autorità nazionale di regolamentazione per energia reti e ambiente (Arera). 
“Se il motivo è l’inflazione – obiettano in un comunicato Maurizio Molinari segretario generale Uil Umbria e Elisa Leonardi segretaria generale Uilp -, va evidenziato che nel 2023 i Comuni avevano rivisto i propri piani economico finanziari del servizio rifiuti per inserire i maggiori costi dovuti all’inflazione, e alle famiglie umbre era toccato coprire quei costi con ulteriori aumenti tariffari. Tutto è stato deciso senza alcun confronto con le parti sociali. Si tratta di un modo di operare sbagliato in spregio ai principi di confronto e concertazione sulle manovre economiche e tariffarie che incidono pesantemente sui bilanci famigliare. Vogliamo che i Pef (Piano economico-finanziaro) dei rifiuti vengano discussi con i sindacati prima della loro approvazione. Serve costruire insieme – continuano – un bilancio comunale, con l’obiettivo di tenere conto delle esigenze anche dei più deboli. Vogliamo che si raffronti il costo eccessivamente elevato del servizio rifiuti con la qualità dello stesso, non sempre altrettanto elevata. Vogliamo che i Comuni – dicono Molinari e Leonardi – ci dicano se e quanto stanno facendo per razionalizzare il servizio e contenerne i costi; a che punto è la lotta all’evasione tariffaria, quante risorse economiche si sono recuperate e se si utilizzano per contenere gli aumenti tariffari; cosa stanno facendo per incentivare la raccolta differenziata e per ridurre la produzione dei rifiuti; perché gli sforzi di famiglie e imprese nella differenziazione e nella minore produzione di rifiuti non portano a una riduzione del costo del servizio come hanno sempre sbandierato; perché in tanti Comuni la ripartizione del costo del servizio tra utenze domestiche e utenze non domestiche continua a penalizzare in maniera rilevante le famiglie. Sollecitiamo dunque – concludono – i consigli comunali a vigilare nell’interesse dei cittadini, sulla corretta ed efficiente erogazione del servizio di igiene urbana e a non trattare il Pef e le nuove tariffe dei rifiuti prima che non ci sia stata la concertazione con le forze sociali territoriali”.

Ma in risposta all’aumento tariffario sono intervenuti anche numerosi sindaci del territorio, che hanno espresso il loro dissenso con un documento: “Il nuovo sistema di calcolo introdotto nel 2017 esautora i sindaci da ogni potere di intervento sui piani finanziari del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Prima della riforma, il costo del servizio veniva fissato preventivamente in base ad una negoziazione tra Comune e gestore secondo quanto previsto dal contratto. Gli enti locali, quindi, erano in grado di incidere sulle tariffe e calmierarle, anche modulando e rendendo più efficiente il servizio – scrivono i primi cittadini -. Oggi, invece, il costo del servizio, viene determinato a consuntivo sulla base dei costi sostenuti dal gestore secondo i parametri fissati da Arera, l’autorità di regolazione per l’energia ed i rifiuti. Ai sindaci spetta solo il ruolo di riscuotere la tariffa dai cittadini secondo ciò che altri hanno deciso. Non c’è margine di intervento: il Comune è obbligato ad approvare i piani finanziari in consiglio comunale per pagare il conto e non creare buchi nel bilancio dei quali, per altro, sarebbe chiamato a rispondere personalmente il sindaco e l’amministrazione comunale. Inoltre, la legge impone che il costo del servizio sia coperto esclusivamente con il ricavato della tariffa, quindi – anche volendo – i Comuni non potrebbero mettere risorse proprie (che, comunque non hanno) per sterilizzare gli aumenti. Siamo molto preoccupati per questo continuo incremento delle tariffe. Riteniamo urgente un ripensamento di questo sistema che tradisce il principio del ‘chi più inquina più paga’. L’impegno dei cittadini e delle amministrazioni nella differenziazione dei rifiuti, oltre a garantire la salvaguardia dell’ambiente, dovrebbe comportare anche la riduzione delle tariffe. Invece, il metodo tariffario Arera per il biennio 2024-2025 comporterà un aumento delle tariffe, dovuto in gran parte al rialzo dei costi del biennio precedente, che in alcuni casi sarà addirittura superiore al 10% annuo. Aumento che, è bene precisarlo, riguarderà tutti i Comuni dell’Umbria”. A firmare la dichiarazione 61 sindaci umbri, tra i quali rientrano Stefano Zuccarini Foligno, Stefania Proietti Assisi, Paola Lungarotti Bastia Umbra, Moreno Landrini Spello, Ferdinando Gemma Trevi, Virginio Caparvi Nocera Umbra, Gabriele Coccia Valtopina, Enrico Valentini Gualdo Cattaneo.

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