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A Bevagna il musical “Rent” è pronto a prendersi la scena

Celebrando il 30ennale dell'opera di Johnathan Larson, Agape Teatro porterà in scena al "Torti" una rappresentazione ricchissima, anche e soprattutto grazie alla regia di Davide Gasparrini e alla supervisione artistica di Francesca Taverni

Pubblicato il 13 Aprile 2026 14:10 - Modificato il 12 Agosto 2026 09:26

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L’amore come risposta ad un’epoca segnata dall’emergenza sanitaria e dallo stigma sociale è il fulcro dello spettacolo che dal 17 al 19 aprile si prenderà la scena al teatro “Torti” di Bevagna. Si tratta del musical “Rent” di Jonathan Larson, che si prepara a diventare un evento di spessore sociale e culturale, celebrando i trent’anni di un’opera che ha documentato con grande onestà e profondità la realtà bohémienne degli anni ’90. 

La produzione, firmata dalla compagnia teatrale Agape, in accordo con Musical Theatre International e sostenuta dalla Pro loco di Bevagna, vede la regia di Davide Gasparrini e la supervisione artistica di Francesca Taverni, che hanno lavorato per dare vita ad uno spettacolo che trasformerà il borgo umbro nel palcoscenico ideale per un racconto crudo e attuale. Tre gli appuntamenti in agenda: venerdì 17 e sabato 18 aprile alle 21, e una pomeridiana che si terrà domenica 19 aprile alle 17.30.

L’operazione culturale conferma la centralità dell’antica Mevania come polo di produzione teatrale. Sulla scelta del titolo è intervenuto lo stesso regista, Davide Gasparrini, che ha spiegato come “fino ad oggi abbiamo proposto spettacoli per famiglie, di fatto il nostro pubblico storico, ma quest’anno abbiamo voluto compiere un passo importante. ‘Rent’ – ha detto – è un titolo fondamentale, un’opera matura che richiede un salto di qualità tecnico ed emotivo. Grazie alla collaborazione con il Teatro ‘Belli’ di Roma e alla gestione del nostro teatro, abbiamo deciso di investire su una produzione che rende meno amatoriale possibile il nostro percorso, puntando tutto sul talento dei membri della compagnia e sull’esperienza di figure chiave come Francesca Taverni”.

Al centro della narrazione, che attraversa i temi dell’Aids, dell’omosessualità, ma, soprattutto, dell’amore in tutte le sue sfumature, non vi è alcuna volontà scandalistica, bensì la volontà di raccontare una storia realistica, quanto profonda. Francesca Taverni, alla supervisione artistica, ha, infatti, voluto sottolineare l’attualità del messaggio proposto dallo spettacolo che l’8 gennaio del 2026 ha compiuto 30 anni: “Rent parla di un tema talmente universale che rimane attuale: l’amore per la vita, per i sogni e per gli altri. Il nostro sforzo – ha evidenziato –è stato quello di non insistere sull’orientamento sessuale dei personaggi, quanto sul fatto che si parli di amore, a prescindere dall’etichetta. Negli anni ’90 l’Aids era una malattia che difficilmente poteva essere sconfitta e che generava un forte stigma sociale; oggi il contesto è diverso, ma la necessità di integrazione e di dignità umana che Johan Larson ha scritto rimane il cuore pulsante dello show”.

Il risultato è un’opera figlia di una visione tecnica che vede Eleonora Beddini alla direzione musicale, Irene Alfonsi alle coreografie e Andrea Ascari alla cura delle liriche italiane. La qualità della produzione, poi, è garantita dalle scenografie di Francesca Filippini e dai costumi di Virginia Altana, con il supporto tecnico di Mauro e Michele Palini.

“Il teatro è vivo e rappresenta un’espressione artistica notevole fatta di ragazzi del posto e figure di alto profilo che qualificano lo spettacolo ha commentato l’assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Bevagna, Marco Gasparrini –. Sapere che l’amministrazione può contare su una realtà che è passata da una dimensione amatoriale a un livello professionale è motivo di orgoglio. Eventi come questo rafforzano l’identità del territorio, promuovendolo attraverso il valore sociale della cultura e la valorizzazione del nostro patrimonio artistico”. 

Con questa sinergia Bevagna si conferma ancora una volta un laboratorio culturale capace di raccontare con rigore e sensibilità la complessità dell’esperienza umana, dimostrandosi una comunità attiva, capace di porsi al centro di una programmazione d’eccellenza.

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